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IL CANAPAJO - Autore
1 - Introduzione
2 - L'Autore
3 - Libro I
4 - Libro II
5 - Libro III
6 - Libro IV
7 - Libro V
8 - Libro VI
9 - Libro VII
10 - Libro VIII
BIOGRAFIA DELL'AUTORE
Girolamo Baruffaldi nasce a Ferrara il giorno 17/07/1675 da Nicolò e Caterina Campi. Il padre era un antiquario e uno studioso della storia di Ferrara che aveva messo insieme una bella collezione di antichi cimeli, manoscritti e libri rari. Girolamo scelse la carriera ecclesiastica e fu ordinato sacerdote nel 1700, ma coltivò sempre la passione per l’archeologia, le ricerche storiche, e la poesia. L’attività per la quale oggi è maggiormente noto sono le sue ricerca sulla storia di Ferrara. Si ricordano tra le sue opere principali una “Storia di Ferrara”, il “Commentario storico – erudito”, e le “Vite dei pittori e scultori ferraresi”. Fu inoltre uno dei più abili verseggiatori del suo tempo, divenne famoso per questo, e non solo a Ferrara. Spirito indipendente, oltre a scrivere poesie di circostanza, non ebbe paura di denunciare con i suoi versi il malgoverno dello Stato Pontificio. Per questo motivo non si creò solo popolarità, ma anche dei nemici, che per di più gli invidiavano la sua fama e la sua raccolta di cimeli antichi. Venne accusato a torto di avere fornito la trascrizione di un suo documento a Ludovico Antonio Muratori, che da Modena sosteneva le ragioni della Casa d’Este contro gli interessi dello Stato della Chiesa. Il giorno 17/07/1711 gli vennero sequestrati tutti i suoi reperti antiquari, manoscritti e libri rari, e fu esiliato dallo Stato papale. Trovò ospitalità presso vari amici nel Veneto, dove continuò per quanto possibile la sua attività, sostenendo le sue buone ragione e prendendosela con i suoi persecutori. Poiché tra i manoscritti sequestrati non fu trovato quello incriminato, nel 1714 venne richiamato dall’esilio e gli furono restituiti tutti i suoi documenti. Fino al 1729 rimase a Ferrara, e in questo periodo fu molto attivo come studioso di storia, come esperto di diritto canonico e come poeta. E tutto ciò nel tempo che gli rimaneva dopo avere assolto ai doveri del suo stato, compresi alcuni incarichi ecclesiastici a Ferrara e Ravenna. Tenne anche per qualche anno una cattedra all’Università di Ferrara. Per quanto riguarda la sua attività poetica costituì l’accademia detta Della Vigna, per contrastare l’attività a lui ostile dell’accademia Della Selva (dalla quale era partita la denuncia che lo aveva fatto condannare all’esilio). Fu a suo dire l’inventore del genere dei Baccanali, un componimento carnascialesco che la dice lunga sul suo carattere gioviale, che traspare da tutta la sua produzione. La sua predilezione per i componimenti per il carnevale, non gli impedì però (caso raro) di vedere i mali del suo tempo, anche se non si può parlare di un vero e proprio impegno civile (ma chissà cosa si dirà di noi fra due o trecento anni! chissà cosa si dirà della nostra incapacità di affrontare in modo efficace i disastri ambientali, nonostante le nostre conoscenze e la nostra superiore tecnologia!). Era un uomo del suo tempo. La sua produzione in versi è vastissima, e anche se si distingue spesso per originalità e fantasia, è però in gran parte costituita da modesti componimenti di circostanza. E’ pur vero che gli capitò di invitare i poeti suoi contemporanei ad abbandonare le “pastorellerie” per occuparsi finalmente di questioni serie, ma non fu secondo a nessuno nello scrivere versi su qualsiasi argomento per quanto futile esso fosse. Si segnalano alcuni componimenti satirici, che sono prima di tutto documenti per la storia del costume e per la vita del tempo, come il “Viaggio a Comacchio” in cui troviamo cose che nessuno si era mai curato di osservare, e alcuni dialoghi in vernacolo ferrarese: la “Servisuore”, “I cucchier ch’aspetta i Patrun”, “Mistra da scola”, “Baila”, Maridazz”, “Cumar Ranara”, “Battez”, “Veggia del mort”. A Cento intanto si era resa disponibile la principale carica ecclesiastica. La maggioranza dei centesi decise allora di chiedere al Baruffaldi di diventare il loro arciprete. Era un personaggio brillante e famoso, ed avrebbe quindi dato lustro alla loro cittadina. Inoltre era oriundo di Cento, dato che i suoi antenati provenivano da quella zona. Vi si trasferì quindi nel 1729, e vi rimase fino alla morte, avvenuta nell’anno 1755. A Cento fu amico del cardinale Prospero Lambertini, eletto papa nel 1740 col nome di Benedetto XIV, che lì aveva un palazzo dove spesso soggiornava. Nel periodo centese continuò la sua attività di poeta, con relativa partecipazione ad accademie e iniziative letterarie di vario tipo. Le cose più importanti di quel periodo, oltre al Canapajo, sono un poemetto giocoso, “Il Grillo”, due tragedie, “Antigone” ed “Ezzelino”, e diversi melodrammi parafrasati da Metastasio.
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